1. “Non è l’estate a essere coatta, ma il mondo”. Carlo Verdone è nella sua casa di campagna alle porte di Roma. Pochi, come lui, hanno raccontato la coatteria. La stessa che, oggi, pare caratterizzare ministre in spiagga, ragazzi nudi in Spagna e Renzi che si fa la doccia gelata.
    E’ l’estate dei coatti?
    “Da anni assistiamo a un’Europa trasformata in palcoscenico di esibizionismo e volgarità. Grande volgarità. L’Italia, in questa classifica, è sicuramente tra le meglio piazzate”.
    E’ così anche nei suoi film. Fin dagli esordi.
    “Quella di Viaggi di nozze o Grande grosso e Verdone era una coatteria diversa. Raccontavo una sorta di estetica del non pensiero, un vuoto pneumatico totale che nelle mie pellicole riguardava gli Ivano e le Jessica, ma che oggi colpisce tutti. Politica compresa. Mi torna in mente una frase di Alberto Sordi, poco prima di ammalarsi”.
    Quale?
    “Eravamo a cena al ristorante. Mi disse: “Carlo, faticherai molto”. Gli chiesi perché. Al tavolo accanto c’era una coppia di americane piene di tatuaggi, i culi di fuori come enormi lavatrici, una coi capelli blu e l’altra viola. Terribili. Sordi aggiunse: “Lo vedi? Nessuno le ha notate, ormai la gente alla volgarità neanche fa più caso. Sarà un problema per te”.
    Aveva ragione?
    “Alberto è stato spesso un anticipatore e gli è capitato anche quella volta. Ciò che nei miei film era un’anomalia, oggi è diventata norma. La coatteria non fa più notizia e nessuno si scandalizza più. Mai come in quest’estate provo orrore, e terrore, ad aprire i quotidiani”.
    Perché?
    “Si passa da notizie frivole, come i ragazzi italiani che vanno in giro a Barcellona con gli uccelli e i culi di fuori, alla lista di omicidi giornalieri di donne e bambini. Uno sterminio continuo che mi terrorizza. Siamo ampiamente oltre coatteria e volgarità”.
    Ha visto le immagini di James Foley?
    “Se fossi stato il direttore di un giornale o Tg, avrei fatto vedere il fotogramma della sua esecuzione una volta e poi mai più. Invece, nonostante i divieti di Google e Amazon, foto e video sono ovunque. Ci stiamo anestetizzando alla violenza, alla perfidia, alla cattiveria. Neanche nelle peggiori cronache medioevali si ritrova una tale bassezza. E’ l’era del voyeurismo coatto. L’immagine stessa è intimamente coatta”.

    E’ coatto anche l’Ice Bucket Challenge?
    “Lo ammetto, l’ho appena fatto anch’io. Mi avevano nominato Lele Propizio e Paola Cortellesi. Sono salito in costume su un trampolino, mi sono rovesciato un secchio d’acqua in testa e mi sono buttato in piscina. Ho nominato Giovanni Veronesi, Marco Giallini e Micaela Ramazzotti. Sono scene ridicole e un po’ stupide, ma innocue. Se non altro servono a parlare di una malattia, la Sla, che l’80% delle persone neanche conosce. La vera coatteria è un’altra”.
    Per esempio?
    “Leggo la cronaca di Roma e vedo la tomba allagata di Augusto: un’immagine coattissima, che testimonia da sola il degrado di questa epoca. L’altro giorno, attraversando il viale di una città del centro Italia, ho visto buste con la spazzatura, carte e cartoni sparsi ovunque. Cani e gatti che mangiavano per strada. La differenziata si fa così? Altra immagine coatta. Come le valigie”.
    Le valigie?
    “I passeggeri che, in aeroporto, urlano perché i bagagli non arrivano. Qualcuno, addirittura, prova a entrare con la testa dentro il buco da cui escono tutte quelle valigie ammassate e precipitate da chissà dove. Un’immagine coattissima, che dà il polso di un mondo alla deriva”.
    Sta descrivendo uno scenario irrimediabilmente compromesso.
    “Vorrei essere più ottimista, lo so che da me la gente si aspetta che io la faccia ridere, ma non ce la faccio. I miei coatti avevano qualcosa in grado di salvarli: una loro dolcezza, una loro malinconia. Se poi salgo di livello e penso alla coatteria “alta” di Pasolini, c’era sempre un’anima. Ecco: io quell’anima non la vedo più. E’ una società sprofondata dentro la pornografia e livellata verso il basso, che non si stanca mai di scendere ancora più giù”.
    Lei come sopravvive?
    “Mi isolo in campagna, mi rifugio in biblioteca e provo a riflettere su cose più serie. Poi torno in questo mondo, ma mi accorgo che non ne faccio quasi più parte. Lo dico chiaramente e con dolore: spesso questo mondo mi fa schifo e, quando mi trovo costretto a raccontarlo, mi turo il naso e mi chiedo come sia stato possibile arrivare a una tale mancanza di educazione. A un tale schifo. Ormai è coatto pure il clima”.
    Il clima?
    “Penso alle bombe d’acqua. Dieci giorni fa ce n’è stata una incredibile a Roma. Mai vista prima. Un enorme scroscio d’acqua e poi, subito dopo, un sole tenerissimo che spunta. Vedi in giro uomini e donne che sembrano vestiti con lo stesso maglione, poi ti avvicini e scopri che non sono maglioni ma chilometri di tatuaggi. E’ una coatteria indistinta, una volgarità trasversale che uniforma tutto e di cui nessuno si scandalizza più”.
    Cosa potrebbe salvarci?
    “I sacerdoti del bello. Coloro che inseguono, e magari insegnano, non solo la bellezza estetica ma anche quella filosofica, morale e virtuosa. Chissà se prima o poi torneranno”.
    (Andrea Scanzi, Il Fatto Quotidiano, 24 agosto 2014)

     
  2. *(Black Light by Gaetan Henrioux)

     
  3. Rocket, via del celso. 2006

     

  4. "Oggi ho letto un bell’articolo di Beppe Severgnini riguardo l’opportunità o meno di condividere il video della barbara esecuzione del giornalista James Foley ad opera di un boia dell’Isis: su questo tema c’è identità di vedute tra Severgnini e me. 
    Come Beppe sono convinto che a diffondere queste immagini si faccia il gioco degli assassini, che le realizzano proprio con l’intento di dare loro grande diffusione, creando orrore e consolidando l’immaginario epico dei sanguinari sterminatori dell’occidente.
    Molti utenti, italiani e non, si sono affrettati a diffondere video e foto, con la preghiera di guardare, per capire, per sapere: ma, come dice Severgnini, c’è bisogno di vedere lo stupro di un bambino per “sapere” che la pedofilia è una pratica orrenda e disumana? E cosa si dovrebbe “capire” dalla visione della decapitazione di un uomo indifeso? Che l’essere umano è capace di atrocità oltre l’immaginazione? Che ci impiega effettivamente parecchio una persona a morire se gli tagli la gola? Che “Dio” è la foglia di fico più ingombrante ed abusata della storia (e, per altro, l’idea della foglia pare sia proprio sua…)?
    Credo ci sia una gran voglia di adrenalina, di indignazione facile, di “questi-occhi-hanno-visto-cose-che-voi-umani” per sentirsi sempre più dentro alla notizia, co-protagonisti della storia.
    Inoltre la diffusione di immagini sempre più orrende, brutali e sanguinolente porta all’assuefazione (i dotti la chiamerebbero “mitridatizzazione”) ed all’innalzamento della soglia di tolleranza: più sangue vedo meno mi scandalizzo del sangue che vedo, più violenza c’è meno la violenza è un problema.
    Questa divulgazione grandguinolesca, come certe campagne shock dei cosiddetti animalisti, anestetizzano gli occhi e le coscienze proprio sui temi su cui vorrebbero sensibilizzare l’opinione pubblica, soddisfacendo spesso unicamente certo piacere voyeristico, come se arrivasero direttamente da rotten.com o dai newsgroups “grotesque”.
    Il progetto di brutalizzazione del pubblico è il fiore all’occhiello dei comunicatori del terrore, da qualsiasi longitudine provengano: per favore, restiamo quelli a cui basta sapere che un uomo è stato decapitato per inorridire.
    Cerchiamo di restare umani.
    Grazie.”

    Pubblicato da Frankie hi-nrg mc su facebook. Sottoscrivo in pieno.

     
  5. Agosto si dimostra, oggi come sempre, il mese più freddo dell’anno.

    *(Paroles en l’air di Sylvain Vincendeau del 1995, successivamente videoclip di Agosto dei Perturbazione del 2002)

     
  6. Io VOGLIO questa maglietta. Ora.

     

  7. Wikipedia, l’enciclopedia libera e collaborativa. Ma anche no.

     
  8.  

  9. Mi son perso l’acquazzone. Peccato, mi sono simpatici, se vengono giù una volta sola l’anno.

    Tre anni fa ne venne giù uno memorabile.

    Ricordo che ero in giro, ho tolto gli occhiali e me lo sono goduto tutto, è stato liberatorio, un attimo di tregua in un periodo veramente nero fatto di abbandoni, attacchi di panico e l’approdo dallo psicologo.

    Quel pomeriggio ho preso Eden dei Subsonica, e anche per questo è un disco a cui sono molto legato.

    Poi è spuntato il sole, ho incontrato una ragazza e l’ho accompagnata alla fermata dell’autobus fermandomi a parlare con lei. Poi non l’ho più rivista, non ricordo né il nome né il viso, però ricordo che mi guardava come forse dopo non mi ha più guardato nessuna.

    Un pomeriggio quasi irreale, ed un bel ricordo.

     
  10. La mia lista di dischi da ordinare aumenta di giorno in giorno. Non è possibile.

     
  11. Credo sia il momento di una sigaretta.

     
  12. Divertiamoci.

    Taggato #Ferragosto
     
  13. Immaginarsi altrove.

    *(múm - Sing Along to Songs You Don’t Know)

     
  14. Bangerang, Peter :(

     
  15. Pipi room, 2003.